Categorie: Economia

Obblighi e punti focali in una cessione aziendale

Un passaggio delicato, soprattutto per chi ha deciso di separarsi dalla propria azienda. Se ci sono punti poco chiari, vediamo di approfondire.

Cominciamo dalla definizione vera e propria di cessione d’azienda: si tratta del trasferimento di un’impresa – ma anche soltanto di una sua componente specifica e in qualche modo autonoma – da un proprietario a un altro. Tale passaggio può comprendere tanto i beni materiali quanto quelli immateriali, così come delle relative documentazioni di carattere giuridico e/o economico. In alternativa alla proprietà, c’è il godimento dell’impresa.

Gli impiegati prima di tutto

Quando il cambio al vertice diventa effettivo, per legge va tutelata anzitutto la forza lavoro. I dipendenti rimangono all’interno dell’organico – e possibilmente al loro posto – e devono usufruire del contratto nazionale di settore in essere nel periodo in cui la cessione è stata effettuata. Per le società che impiegano più di quindici persone non è contemplata la possibilità del licenziamento.

Pagamenti in sospeso

Nel caso in cui il cedente sia responsabile di violazioni riscontrabili nell’anno (e nei due precedenti) in cui viene siglato l’affare, egli deve affrettarsi a pagare le imposte arretrate e le eventuali sanzioni inflittegli di conseguenza; da notare che – benché rimanga il primo nel “mirino” dell’istituto di credito, il quale all’occorrenza ha facoltà di procedere esecutivamente – se ne fa carico insieme al cessionario, e che il valore di tali pendenze non può certo superare quello della società rilevata.

Gli enti coinvolti, che possono essere il Comune, la Provincia o la Regione, sono obbligarti, allo stesso modo dell’Agenzia delle Entrate, a rilasciare delle certificazioni, nell’ipotesi in cui ci siano contestazioni in sospeso o per le quali le multe sono già state fissate (e magari sono in corso di pagamento ma non ancora non del tutto estinte). Una garanzia che evita spiacevoli sorprese, soprattutto all’acquirente.

Le tasse al riguardo

È praticamente scontato che l’azienda sia soggetta a vendita, e che quindi ci siano di mezzo delle liquidità. Dunque, è alle imposte sui redditi, IRPEF (per le persone fisiche) e IRES (per le società), che dovete dedicare attenzione. Togliendo gli oneri accessori, si prende il corrispettivo (o indennizzo) ottenuto e gli si sottrae il costo senza ammortizzazioni: in questo modo si ha la plusvalenza, che da oltre una decina d’anni è a sua volta soggetta a una tassazione ordinaria, o a una tariffa a parte, quando per gli alienanti si parla di persone fisiche.

Inoltre, se l’azienda è di proprietà di colui che la cede da almeno un triennio, la tassazione può essere differita, come prevede il Testo Unico per le Imposte sui Redditi, tramite la divisione della plusvalenza in porzioni “spalmabili” al massimo per cinque anni. Ma se avete gestito un’azienda per più di un quinquennio, potete ricorrere alla tassazione separata, che prevede un’aliquota per la metà del reddito accumulato negli ultimi due anni di attività (o perfino di uno solo di essi, se nell’altro non c’è imponibile). È un’opzione che va richiesta nella relativa dichiarazione per il fisco. Chiaramente se invece c’è di mezzo una minusvalenza è tutto deducibile.

Conoscevate questi meccanismi di tassazione?

Grazie per la fiducia!
Redazione

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