Economia

Alberghi: analisi e trend del turismo in Italia

Alberghi: analisi e trend del turismo in Italia

Chi si occupa di turismo sa bene quanto sia importante conoscere le tendenze del mercato in anticipo. Serve a programmare in modo adeguato ed efficiente la propria attività. Gli albergatori italiani possono ritenersi abbastanza soddisfatti del 2017 in corso: il mercato cresce, anche se lentamente.

I risultati positivi, d’altronde, erano stati anticipati dai flussi turistici dell’anno scorso. Il consuntivo 2016 di Federalberghi, infatti, ha segnalato ben “400 milioni di pernottamenti alberghieri e circa 600 milioni nell’ospitalità extralberghiera e alternativa”. Il World Travel & Tourism Council (WTTC) ha calcolato un contributo al Pil derivante da viaggi e turismo, nel 2016, di circa 173 miliardi. Infine, l’Osservatorio Ciset ha stimato per quest’anno una crescita maggiore al 4% degli arrivi dall’estero, con una spesa turistica pari a 36 miliardi.

Un’opportunità da non perdere

Nonostante la crescita del turismo, nel nostro Paese, sia lenta, è un mercato che in questo momento rappresenta una vera opportunità. Alcune destinazioni a rischio terrorismo o geopolitico hanno favorito soprattutto le assolate regioni del Sud, dove sono aumentati gli investimenti sulle strutture ricettive. Gli imprenditori, oggi, sono più consapevoli del ruolo centrale che giocano in Italia turismo e patrimonio culturale. È il tempo di sbracciare le maniche e incrementare la competitività dei prodotti turistici.

Quali sono i segmenti più redditizi

Il Luxury Travel è sicuramente un segmento di mercato prospero, cresciuto globalmente del 4,5% nel periodo 2011/2015, secondo le ricerche di Tourism Economics e Amadeus Travel Intelligence. In base alle stime, aumenterà del 6,2% nei prossimi 10 anni, ciò significa che offre abbondante spazio ai nuovi investitori.
Un’altra opportunità di business sono i palazzi storici trasformati in “boutique hotel”, anche se insieme alle strutture di categoria 1 e 2 stelle soffrono la competizione con i grandi alberghi economy delle catene estere.
Questi ultimi, infatti, offrono almeno 50 camere contro le 15 di un piccolo hotel indipendente, che possono superare facilmente con servizi e tariffe ridotte. Le catene estere, inoltre, hanno un budget maggiore da investire in marketing e pubblicità.

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La concorrenza delle piattaforme digitali

Una buona fetta di viaggiatori – è ormai noto – prenota le proprie vacanze attraverso il web. Piattaforme come AirBnb rispondono ad alcuni importanti segmenti di domanda e vanno considerate delle “spietate” concorrenti.
Chi si rivolge al digitale per trovare alloggio?
– ”  Turisti low budget, a cui poco importa dei servizi.
– ”  Viaggiatori high budget, in cerca di strutture riservate e soprattutto esclusive.
– ”  I cosiddetti “long stay”, determinati nel risparmiare e difendere la privacy.
– ”  Le famiglie che non trovano facilmente camere con più letti.

Gli albergatori italiani, attualmente, fanno poco per raggiungere questo target. Qual è la sfida? Rivisitare gli hotel studiando delle formule di alloggio alternative: va cambiata l’offerta.

Reputazione e immagine online

Restando sul digitale, gli imprenditori del turismo, oggi, sono quasi obbligati ad avere una presenza online degna di nota. Un sito web intuitivo e ben visibile anche sui dispositivi mobili (responsivo), pagine social curate, recensioni su TripAdvisor e altri portali incentrati sui viaggi: sono tutti elementi che costruiscono reputazione e immagine, necessarie a incrementare il flusso di clienti di qualsiasi struttura ricettiva. Il viaggiatore si aspetta un’esperienza e la cerca già in rete, quando pianifica la sua prossima vacanza.

Leve di sviluppo

Il nostro Paese soffre ancora l’alta frammentazione dell’industria turistica e la presenza di operatori di piccole dimensioni. Una mossa saggia, probabilmente, sarebbe la creazione di investimenti comuni, col fine di creare una rete fra gli albergatori e favorire la scelta delle destinazioni italiane. Anche un impiego più incisivo di bandi regionali e fondi europei aiuterebbe il mercato. Infine, fra le leve di sviluppo, la valorizzazione della biodiversità italiana. Il nostro Paese è rinomato per le città d’arte ma possiede anche altri punti di forza: itinerari di bici e trekking, percorsi enogastronomici, borghi incantevoli.

Quanto detto mette in risalto l’esigenza di un nuovo piano strategico del turismo “made in Italy”. La nostra penisola ha tutte le carte in regola per tornare ad avere una posizione di rilievo sul mercato internazionale. Siete d’accordo?

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