Economia

Le spese per quotarsi in Borsa

Le spese per quotarsi in Borsa

Nel precedente articolo riguardante la Borsa Italiana, ci siamo addentrati fra le regole e i vincoli richiesti da per quotare la propria società. Passaggi obbligati, certo; ma l’operazione ha anche un prezzo, ovviamente. Sia per entrare, sia per rimanere. Diamo quindi un’occhiata ai “listini”e a tutto quello che è necessario considerare su questo versante prima e dopo il “debutto”.

Esistono, dunque, delle cifre da corrispondere, tanto per la quotazione iniziale quanto per la permanenza all’interno del sistema borsistico. Essere ammessi e collocare le proprie azioni ha un costo corrispondente, grosso modo, al 5% del controvalore dell’offerta. Stiamo parlando, giusto per farsi un’idea, di un’azienda italiana di medie proporzioni.

Inclusi nel prezzo

Tale quota comprende anzitutto una commissione per il collocamento e, prima ancora, per la sottoscrizione, che va allo sponsor (che coordina l’operazione) e ai componenti del consorzio che si occupa della pratica. In secondo luogo ci sono delle spese, variabili in base alla quantità di titoli in ballo e al numero di esperti convocati, da ripartire fra gli avvocati, gli addetti alla comunicazione e i revisori, nonché gli esborsi per il road show, il marketing, la Consob e per stampare e diramare il progetto. Infine, è necessario corrispondere a Borsa Italiana 75 euro ogni 500.000 impiegati per capitalizzare (facendo riferimento al prezzo di offerta e al capitale sociale – compreso tra 10.000 e 500.000 euro – calcolato dopo quest’ultima).

Nel periodo seguente

Per rimanere quotata, la società dovrà in seguito versare ciascun semestre 11 euro ogni 500.000 di capitalizzazione, definita dalla media del precedente semestre (per tale periodo gli estremi da considerare vanno da 6.500 a 250.000 euro).

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Per quanto riguarda il Nuovo Mercato

Per il Nuovo Mercato al momento delle prima quotazione se la capitalizzazione non supera i 100 milioni si pagano 30.000 euro. Tra 100 e 300 milioni, invece, il corrispettivo è di 50.000 euro. Tra 300 e 500 milioni si devono versare 75.000 euro, mentre per capitalizzazioni superiori l’ammontare previsto è di 100.000 euro. Sul piano della permanenza, le imprese iscrittesi per l’appunto al Nuovo Mercato entro il 2000 devono versare annualmente (a partire dal 2001) 7.500 euro per le capitalizzazioni fino a 100 milioni, che, se queste ultime oscillano tra 100 e 300 milioni, diventano 10.000. Per il range tra 300 e 500 milioni si pagano 15.000 euro, tra 500 milioni e 1 miliardo si arriva a 30.000, mentre per capitalizzazioni più alte il corrispettivo è di 50.000 euro.

Occhio alle differenze!

Ci sono società che desiderano quotarsi successivamente a fusioni o a divisioni. Ma ci sono anche quelle che in precedenza avevano piazzato le loro azioni su altri mercati. Per entrambi i casi esistono condizioni diverse, da consultare all’uopo.

A proposito delle agevolazioni

Ci sono società italiane che passano per un aumento di capitale e possono così godere di agevolazioni fiscali, in occasione delle tre tassazioni posteriori alla quotazione. In pratica, su una porzione di reddito imponibile usufruiscono di un’aliquota Irpeg più contenuta. Il sistema al quale riferirsi è il DIT, ovvero quello della Dual Income Tax. Avviene così che le spese di quotazione (comunque deducibili) siano addirittura superiori ai vantaggi testé descritti. Sicché conviene.

La prossima settimana scopriremo qualche dettaglio in più sui meccanismi che disciplinano un’azienda quotata. Continua a seguirci.

 

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