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Il settore terziario comprende le attività che offrono servizi a persone e imprese: commercio, trasporti, turismo, ristorazione, sanità, istruzione, finanza e consulenza sono esempi comuni. Si distingue dal settore primario, che ottiene risorse naturali, e dal secondario, che trasforma materie prime e realizza beni. Per la visione d’insieme leggi la guida ai settori economici.
È la parte dell’economia che svolge attività di servizio, dalla distribuzione dei prodotti fino alle prestazioni professionali. Un servizio può essere rivolto ai consumatori finali oppure ad altre imprese. La distinzione non dipende dal fatto che si usino oggetti materiali: un albergo utilizza edifici e arredi ma offre ospitalità; un negozio vende beni, ma la sua attività è commerciale.
Questi comparti sono molto diversi per clientela, margini, investimenti e regole. Dire che due imprese appartengono al terziario non significa che abbiano lo stesso modello di business.
Una filiera alimentare rende chiara la distinzione. L’agricoltore coltiva pomodori (primario), l’industria produce la conserva (secondario) e il supermercato la vende (terziario). Un’impresa integrata può svolgere più fasi; per classificarla in modo preciso bisogna considerare le attività effettive, non soltanto il prodotto.
La terziarizzazione è l’aumento del peso dei servizi nell’economia, misurabile per esempio con occupazione o valore aggiunto. Può essere legata alla crescita dei redditi e della domanda di servizi, alla maggiore produttività nell’agricoltura e nell’industria, alla specializzazione delle imprese e allo sviluppo di nuove attività digitali. Non implica la scomparsa dell’industria: produzione, logistica, commercio e servizi professionali spesso crescono insieme lungo la stessa filiera.
Le quote dei diversi settori cambiano nel tempo e dipendono dal paese, dalla fonte e dall’indicatore utilizzato. Per questo non è corretto attribuire una percentuale fissa al terziario senza indicare anno, territorio e misura.
Con terziario avanzato si indicano spesso servizi a elevata intensità di conoscenza, come ricerca, software, analisi dei dati e consulenza specialistica. Alcuni modelli li chiamano settore quaternario; nella classica suddivisione in tre settori restano servizi. Il termine scelto va quindi spiegato nel contesto della classificazione usata.
Nel terziario la qualità dei ricavi può dipendere da contratti ricorrenti, reputazione, personale chiave, concentrazione dei clienti e trasferibilità delle relazioni commerciali. Per valutare un’attività non basta appartenere allo stesso settore: occorre confrontare imprese con un modello operativo e rischi simili. Nel caso di un ristorante o di un albergo, per esempio, anche posizione, autorizzazioni, costi e stagionalità sono rilevanti.
Sì. La vendita e la distribuzione di beni sono servizi commerciali, mentre la fabbricazione dei beni è attività secondaria.
Sì: la ristorazione è un servizio, anche se acquista e prepara prodotti alimentari.
Non sempre. Il quaternario è una distinzione aggiuntiva usata da alcuni modelli per le attività basate sulla conoscenza; nel modello a tre settori queste attività sono comprese nel terziario.
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